Riscoprire le proprie tradizioni vuol dire ritrovare se stessi

E’ fondamentale in questo periodo di caos e stress, trovare un equilibrio, dei momenti di relax e piacere.

Tra questi sicuramente (e soprattutto per noi italiani), ritrovare le proprie radici attraverso attività che ci ricordano le nostre origini, non solo italiane , ma uomini e  donne appartenenti di quel particolare territorio, attraverso tradizioni, quali per esempio fare biscotti, o raccogliere un diverso tipo di funghi, sono sicuramente attività rilassanti e distensive, ma c’è di più:

Non è solo “l’azione” in se per se, ma in realtà rappresenta il ricordo “dolce” o “malinconico” della nostra vita, magari imparato attraverso un nostro parente (nonno o genitore), che ci regala un’attimo di gioia o di malinconia.

Ed è proprio l’aspetto “psichico” che caratterizza queste azioni. Nel mentre impastiamo acqua e farina, e stendiamo la pasta oppure facciamo lievitare il pane ci ricordiamo di nonna, che magari la mattina presto invece di farci vedere cartoni o serie tv, ci diceva di “giocare” con lei facendo le formine per la pizza o facendo le pallette del pane come se stessimo giocando con il pongo.

Certo è vero, mi sale, un forte nodo alla gola, un’attimo di malinconia, ma rappresenta ciò che sono.

Questo mio esempio, non è solo il ricordo di un ragazzo oggi quasi trentenne, ma il rivivere un’emozione mai sopita, perché ancor prima di, oggetti, viaggi, consumo, noi siamo fatti di emozioni, e sono quelle che ci rendono unici, anche grazie alle tradizioni.

Personale considerazione: Abbiamo bisogno di ritrovare EMPATIA!

Capire, immaginare, sentire l’altro/a, ormai in questa società distante, è divenuto sempre più difficile, soprattutto “immaginare” cosa dall’altra parte la persona cosa prova, cosa sente , o pensa.

Ricreare una “connessione” che non sia solo di dati (trasmessi e ricevuti), ma sia fatta di emozioni, anche contrastanti è umano, è ciò di cui abbiamo bisogno ora.

Proprio ora, che ormai è passato un’anno, prima ancora dei soldi, del lavoro già precario, e di tutto il resto, dobbiamo ritrovare la nostra EMPATIA!

Provare ad ascoltare se stessi e l’altro non forzando la mano con parole troppo pesanti quando la nostra lei o lui non se la sentono di parlare, è un buon modo per stargli accanto e fargli sentire la nostra presenza, anche magari non lo è fisicamente.

Si ok, tante belle parole, ma tu cosa suggerisci?

Fatta la dovuta premessa di non essere né un terapeuta, né tantomeno un medico, io personalmente ogni giorno mi sveglio e “dentro di me”, anche se so che devo affrontare l’ennesima giornata difficile, mi domando anche solo per 3 o 5 minuti, cosa posso fare per migliorare la mia giornata, come posso essere di aiuto agli altri, come comportarmi se oggi un amico o parente mi chiede di sfogarsi, e soprattutto di non infierire al “livello” energetico, alchemico, con persone o situazioni già al “limite”, più propriamente “borderline”.

Quando esco vedo persone, coppie, che anche complice la situazione attuale, vivono la loro giornata e quindi la loro vita di coppia provando “emozioni alterate”, in cui cercano di dare anche nei piccoli gesti di una carezza, o portare a spasso il cane un “senso” di normalità che molte volte non ritrovano.

Ed ecco qui, che senza quella EMPATIA mancante, di ascoltarsi a vicenda, nascono litigi, rabbia, odio che molte volte scaturiscono in reati. Purtroppo sono aumentati proprio quei “reati” famigliari, causa di mancanza di empatia e cambio improvviso di routine.

A tutti voi che leggete o che leggerete queste mie parole, che non sono l’ennesimo “sermone” da prete, ma che vi facciano riflettere e iniziare a ritrovare EMPATIA!

Creare contenuti: Politically correct o politically incorrect?

Già , bel quesito: Creare contenuti che diano fastidio, oppure mantenere quell’equilibrio tra “vorrei ma non posso”?

Io personalmente non mi sono mai posto la domanda del “corretto o non corretto”, più che altro penso sempre a quale contenuto cercare, come descriverlo, cercando di essere il meno banale possibile.

Si può fare? Io ritengo che sia possibile, o meglio, il mio modo di pensare, agire e (in questo caso scrivere), mi porta a riflettere sulle “pieghe future” delle nostre vite, non solo a partire dal campo politico o sanitario.

E quindi, fatta questa premessa, nella mia mente penso a un argomento che possa interessare tutti , quanto meno una buona parte della società, e poi li creo dei “collegamenti iper-testuali”, si esatto, come quelli che si facevano ai tempi delle medie e superiori.

Ma non solo, io poi una volta elaborata l’idea, prendo carta e penna e trascrivo i miei collegamenti a mano, riempiendo la scrivania di fogli, manco possa sembrare la redazione di un quotidiano.

Un altra domanda sorge spontanea: Posti spesso articoli perché prima o poi vuoi monetizzare?

No, non è quello il mio obiettivo, né tanto meno quello del mio blog.  Ma più che altro, serve come spazio sia personale sia di libere idee da parte mi e di nuovi utenti , perché no magari di conoscere nuove persone.

Allora, ricapitolando meglio “politically correct o incorrect?

Meglio gli spaghetti o la carbonara?, Non lo so, ma io credo che l’importante è la creatività, solo quella conta.

Fai da te – Bricolage – Decoupage: Quale sarà il loro futuro?

Oggi mi voglio ricollegare, a degli articoli che scrissi giorni fa sulla “Digital Economy”, come sarà e quali saranno i suoi sviluppi.

In questo periodo dove si stanno iniziando a sentire gli effetti di una forte crisi economica soprattutto nel settore della media impresa italiana, una delle tante categorie colpite è quella della “piccola manifattura” che basava sul creare da zero, su quel “fai da te”, che portava poi le persone a aprire una piccola attività ambulante, che spostava in base al mercato o alla fiera locale.

Ora, che si sta facendo sempre più avanti una economia basata su Internet, e meno sul contatto umano, un buon modo intanto per non morire, e quindi reinventarsi è o aprire un sito, magari un blog che ha un costo molto basso, oppure affidarsi ad “applicazioni” (meglio dire aziende online) , come “Etsy”, che fa del fai da te, decoupage, e manifatturiero il punto di forza del suo commercio online.

Ricorda vagamente uno store di Amazon ma basato sul “fai da te”, che però crea interesse, una buona possibilità non solo di guadagno, ma anche una vetrina importante, perché comunque vuoi o non vuoi questa sarà la “nuova economia”.

Il mio pensiero è soprattutto rivolto a quelle attività davvero ben organizzate ma che mancano di un proprio sito internet e o una piattaforma di vendita. Certo si tratta sempre di una grande azienda, e non ne faccio né pubblicità , né un particolare elogio, ma per non morire e continuare a vivere, anche in una “filiera” a basso e medio raggio, secondo me può essere un’ottima alternativa ora.

Comfort Zone: Rimanere dentro o cercare nuove opportunità

COMFORT ZONE: O semplicemente “zona di comfort”, spesso in questo periodo abbiamo sentito nominare queste parole, ma cosa vuol dire?

Personalmente credo che sia quella parte del nostro cervello che riunisce in un unicum di situazioni benevole e non, in cui ci si sente in un limbo, tra il rimanere li e quindi (essere quindi coscienti e consapevoli delle proprie capacità) e abbandonarla, forse perché spinti da un mix di curiosità, di stanchezza, ansia e depressione.

Ma soprattutto chi riguarda? Io penso che sia molto soggettiva, ma che comunque riguardi principalmente la “fetta” di popolazione che va dai 20 ai 45 anni, in cui c’è quel mix tra paura e voglia di cambiare, col passare degli anni poi, penso che si raggiunga uno stato di accettazione delle cose, anche attraverso un vero e proprio bilancio di mezza età e si rimane li dove si è certi di essere, nel bene o nel male.

Certe volte non è facile prendere una decisione, proprio ora che regna l’incertezza, e che la paura di fare un passo più lunga della gamba, ci costi magari anche la derisione dei nostri cari.

E quindi cosa fare? Non ho una bacchetta magica, ma vi racconto di me, della mia esperienza.

Spinto dalla voglia di uscire da questa “zona”, e quindi preso atto che tanto non ho nulla da perdere, anzi, tanto da apprendere, mi sono iscritto su questa piattaforma e ho iniziato a scrivere ciò che penso senza avere la briga di essere chissà chi. Successivamente ho aperto anche un mio angolo personale, ma condivisibile a chiunque voglia scoprire il mio mondo, il mio blog, dove faccio continui passi per uscire da questa COMFORT ZONE.

Ci sarà chi al posto del blog, aprirà un sito di cucina perché ama cucinare, oppure si apre un  canale su Youtube, chi lo farà per il cucito, chi per la recitazione, chi perché vuole reinventarsi da zero, un po’ anche come faccio io, ma di sicuro sempre più persone abbandonano questa “zona di comfort” per approdare in lande tipiche del film “Lo Hobbit”, ma un po’come il protagonista Bibbo Baggins, la nostra curiosità di sapiens ci porterà verso nuovi mondi.

Music Therapy: Quando le frequenze diventano benefiche per noi

Da tempo immemore, l’uomo ha associato a suoni, trasformati in strumenti che emettono delle frequenze diverse che risuonano come benefiche.

E’ questo il caso della musica, ossia un insieme di suoni e frequenze che risuonano nel nostro orecchio e nel nostro cervello (in particolare è concentrata nell’ipotalamo), zona celebrale molto all’interno, ma che si mette in moto soprattutto quando riceve stimoli esterni.

Dai tempi degli antichi romani e dei greci, con la lira, passando per le tribù africane attuali che si utilizzano il bongo, la musica rappresenta anche un’insieme di popoli, e quindi di culture diverse.

Con l’avvento della digitalizzazione molto di quel culto nel mondo occidentale si è perso, lasciando spazio alla abitudine del “contenuto scaricabile” in diversi formati e diverse qualità.

Un prodotto digitalmente parlando eccezionale, perfetto, pulito, ma freddo, che solo in parte oggi ha colmato i vuoti delle persone, che trovano in un paio di cuffie e uno streaming audio un’attimo di solitudine dove staccarsi dalla follia di questo mondo.

Ma ritornando a noi, la musica, pardon, gli strumenti musicali, vengono molto spesso usati come veri e propri strumenti terapici benefici, soprattutto nell’ambito del lavoro psico sonoro, in quanto quando per esempio si lavora in gruppi di persone diversamente abili, si studia e si fa usare ad ognuno di loro uno strumento, stimolando la loro attenzione.

Sono innumerevoli gli studi scientifici che annotano che l’utilizzo della “musicoterapia ” migliora notevolmente i processi logici di ansia, depressione, stress, autismo, demenza senile, danni celebrali permanenti.

Poco tempo fa scoprì gli effetti rilassanti della musica a 432 e 528 Hz, che abbinata ad un relax generale del corpo, mi allieta e non di poco il sonno.

Non saprei dirvi con certezza scientifica se tale musica davvero porta dei benefici anche al livello di riparazione cellulare del DNA, o se c’è una “correlazione” tra le due cose, ma posso testimoniare che effettivamente a me rilassa.

Ma quindi tu consigli di provare almeno una volta la musicoterapia?

Certo che si, ovviamente prima bisogna focalizzarsi sul “focus” di quale tipo di musica si vuole scegliere e valutare se abbiamo bisogno di una scarica di adrenalina, o una dose di relax.

Le scelte dell’umanità vengono prese attraverso gli astri

Astrologia, categoria che ormai viene bistratta dalla gran parte della massa come il classico oroscopo di Branko o Paolo Fox, ma in realtà non è cosi.

Perchè da sempre, dalle origini dell’uomo, fin dai tempi degli antichi egizi, dei maya degli aztechi, etruschi, maori, in qualsiasi villaggio o cultura sia tribale che moderna, le scelte dell’uomo sia in bene che in male era scelte e prese dagli astri ,a ma soprattutto dalle “congiunzioni astrali”.

Congiunzioni astrali che hanno permesso ai maya di elaborare il loro calendario in base all’andamento del Sole in Marte, Venere o Saturno, o al calendario lunare, ossia quello che conosciamo oggi in base all’andamento della Luna come satellite con il sole e gli altri pianeti e costellazioni.

Ma l’astrologia è collegata anche con le religioni ed il misticismo. Gli antichi romani, pagani veneravano gli “dei” che da Marte, a Giove, a Nettuno decidevano l’andamento della Repubblica, idem per l’andamento della vita nei villaggi e templi Maya e Aztechi.

Ma c’è di più: Le popolazioni che veneravano gli astri dedicavano tutti gli aspetti della loro vita, anche facendo dei tributi macabri in nome della congiunzione astrale che in quel periodo vi era sopra le loro teste.

Tutti noi abbiamo in mente, anche solo avendoli letti nei libri di scuola, i rituali di venerazione attraverso l’uccisione di bambini, donne o prigionieri da parte appunto sia dei Maya che degli Antichi Romani.

Ora, tralasciando l’aspetto del culto divinatorio, quasi tutte le scelte che l’uomo ha preso sono state basate sugli astri, e facendo un parallelismo con il mondo attuale, il 21 Dicembre siamo passati dall’era dell’Acquario a quella dei Pesci in cui il Covid è solo uno dei cambiamenti in atto, il sistema sociale, economico, sanitario, turistico sta cambiando, come le interazioni tra persone.

Per quanto riguarda l’aspetto religioso, in molti sia dalla parte dei cristiani, che degli induisti parlano di una “fine dei tempi”, ossia di un mondo che finisce e ne inizia un’ altro, esattamente come il passaggio da un’era ad un’altra.

Apocalisse di San Giovanni, Kali Yuga, hanno in comune l’inizio di un epoca oscura che vedrà, e come stiamo vedendo l’umanità soffrire ed in grande difficoltà.

Analizzare i problemi, elaborare strategie, resistere e rinascere, questo è il compito dell’umanità anche grazie soprattutto dell’astrologia.

Tornare a colorare per riscoprire l’essenza di essere bambini

Nel nostro mondo oggi monocromatico, tornare a scrivere con carta e penna, su un blog sto facendo io ora, con una matita lascia un’impronta dei nostri pensieri, ricordi, attimi persi o sfuggenti vissuti con gioia, dolore, ansia o trepidazione.

“Tornare a colorare” per me non è solo una espressione di circostanza, ma rappresenta davvero il senso di questo momento. Possiamo colorare le nostra giornate, ritagliando un momento per noi il pomeriggio o la sera, o durante i weekend dove prendere carta penna o colori pastello e creare quell’immaginazione repressa, magari fotografarla e ricordare questi momenti attraverso quella foto.

Per riscoprire noi stessi però dobbiamo fare davvero un lavoro mentale incredibile, direi un salto quantico, ossia pensar un po’ come pensa un bambino, o magari nostro figlio o nipote, e la prima cosa è spengere la tv prendere dei colori, carta e poi disegnare assieme a lui o lei il mondo che immagina.

Stare ore li magari a scherzare su come papà o mamma hanno disegnato male quella mucca, che più che altro sembra una scimmia, o di come il cielo sia poco azzurro e assomigli più ad una bolla di sapone.

Bisogna anche tornare a sporcarsi le mani, con le tempere, gli acquerelli, schizzare ovunque e imbrattare senza però arrabbiarsi come faceva la nostra mamma quando sporcavamo tutto il tavolo.

Sembra una cosa banale o infantile, ma è il primo passo anche per ritrovare quell’equilibrio con noi stessi e con la nostra famiglia facendo quel percorso che ci porta anche ad aprire i cassetti dei nostri ricordi di infanzia e colorarli di nuovo per riaccendere questo spento mondo di oggi.

Personalmente è percorso che mesi fa ho intrapreso, dedicando una o due ore a settimana creando con carta e penna tutto quello che mi viene in mente, oppure facendo una lista di parole che penso e che di getto scrivo un po’ come se fosse un murales.

Ma in fondo cosa me ne frega di sporcare, io sto tornando a colorare.

Pet Therapy: La cura di tante malattie, compreso il covid.

Pet Therapy, questo slang inglese (per indicare come diciamo noi), l’adozione di un animale è stata sicuramente una delle note più positive di questo attuale drammatico momento.

Non si tratta solo di dare una vita migliore ad un’animale, ma di dare e ricevere amore ed empatia che in realtà invece la specie umana sta perdendo, e ritrovandola sincera, senza nulla in cambio nei nostri animali, che in questo periodo ci fanno molta compagnia, e che ci vedono sorridere quando una giornata è “si”, e piangere quando questa è decisamente “no”.

La decisione di adottare un animale sicuramente porta molta gioia nei bambini che sono assieme agli anziani la categoria più toccata, soprattutto psicologicamente e con i quali costruiscono fin da piccoli una relazione di amicizia e che in parte colmano anche la mancanza di non poter giocare con i loro amichetti.

Ora che sia, un gatto, un cane, un coniglio, non ha importanza, sicuramente è una delle migliori cure per tante malattie del cuore dell’anima e soprattutto del Covid.

E se tutto questo portasse ad un nuovo Rinascimento?

E se tutto questo portasse da un nuovo Rinascimento? Ok vi dico la mia.

Parto dal presupposto, ricollegandomi ad i filoni di “Possibili Scenari” sia (uomo e donna), che nel futuro breve, più tempo da dedicare a figli, mansioni casa e giardinaggio.

su questo punto mi soffermai l’ultima volta, dicendo che molte famiglie avrebbero optato per una residenza in campagna per godere di verde e più liberta per i propri figli.

Ora facciamo un’ipotesi: Immaginiamo che zone boschive incomincino ad abitarsi di gente stanca di zone colorate, stress da città, inquinamento, ansia e chi più ne ha più ne metta.

Questo però comporta la trasformazione delle zone rurali, in verdi ed abitative, dove le persone, spinte naturalmente dalla curiosità di conoscersi contribuiscono ad aiutarsi a vicenda, dove c’è la signora Giovanna che prepara la pasta, Francesca che intrattiene i bimbi, Michele che zappa e coltiva l’orto, ricreando una specie di comunità “post rinascimentale” (ma con  l’aggiunta di Internet e del telelavoro), creando quel unicuum che unisce un’epoca preindustriale, ad una post capitalistica, trasmettendo anche quei valori come la cura per il prossimo, per la terra, per gli animali, ma senza dimenticare il progresso che comunque la rete Internet indubbiamente ha portato sin ora. Questo secondo me sarà il Nuovo Umanesimo.