Tornare a colorare per riscoprire l’essenza di essere bambini

Nel nostro mondo oggi monocromatico, tornare a scrivere con carta e penna, su un blog sto facendo io ora, con una matita lascia un’impronta dei nostri pensieri, ricordi, attimi persi o sfuggenti vissuti con gioia, dolore, ansia o trepidazione.

“Tornare a colorare” per me non è solo una espressione di circostanza, ma rappresenta davvero il senso di questo momento. Possiamo colorare le nostra giornate, ritagliando un momento per noi il pomeriggio o la sera, o durante i weekend dove prendere carta penna o colori pastello e creare quell’immaginazione repressa, magari fotografarla e ricordare questi momenti attraverso quella foto.

Per riscoprire noi stessi però dobbiamo fare davvero un lavoro mentale incredibile, direi un salto quantico, ossia pensar un po’ come pensa un bambino, o magari nostro figlio o nipote, e la prima cosa è spengere la tv prendere dei colori, carta e poi disegnare assieme a lui o lei il mondo che immagina.

Stare ore li magari a scherzare su come papà o mamma hanno disegnato male quella mucca, che più che altro sembra una scimmia, o di come il cielo sia poco azzurro e assomigli più ad una bolla di sapone.

Bisogna anche tornare a sporcarsi le mani, con le tempere, gli acquerelli, schizzare ovunque e imbrattare senza però arrabbiarsi come faceva la nostra mamma quando sporcavamo tutto il tavolo.

Sembra una cosa banale o infantile, ma è il primo passo anche per ritrovare quell’equilibrio con noi stessi e con la nostra famiglia facendo quel percorso che ci porta anche ad aprire i cassetti dei nostri ricordi di infanzia e colorarli di nuovo per riaccendere questo spento mondo di oggi.

Personalmente è percorso che mesi fa ho intrapreso, dedicando una o due ore a settimana creando con carta e penna tutto quello che mi viene in mente, oppure facendo una lista di parole che penso e che di getto scrivo un po’ come se fosse un murales.

Ma in fondo cosa me ne frega di sporcare, io sto tornando a colorare.

Pubblicato da alemasux

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